albero

domenica, 13 aprile 2008

Oggi si vota... siamo tutti un po' più uguali




Ecco la mia bandiera della pace dopo il trasferimento da Torino a Novara, eccola tutta cenciosa che bacolla dai fili del balcone.
Ho deciso di stenderla ancora una volta perchè questi sono due giorni molto importanti e voglio far ricordare alla gente che passa sotto casa cosa è importante (e così magari capiscono anche cosa voto io).
Andate a votare, non importa per chi ( o dio, in effetti un pochino mi importa per chi, ma siamo tutti liberi...), ma andate ad esprimere una preferenza. Sono stufo di sentire gente che si lamenta, soprattutto giovani, e che poi non vanno a votare; è una delle cose più belle del mondo, il mio voto è uguale al tuo, UGUALE! senza distinzioni di soldi, ceto, cultura, per una volta siamo tutti ugualie questo mi riempie il cuore di speranza.
Andate a votare, per essere tutti un po' più uguali.

scritto da: PierForestale alle ore 08:39 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, attualità
martedì, 25 marzo 2008

Lavoro, furgone e archeologia: sarà quel che sarà

Sono ancora un po’ girato, e non capisco ancora bene dove è la testa e dove invece sono i piedi, ma facciamo un po’ di ordine.

 

Giovedì, il giorno dopo la laurea, incontro alla Comunità Montana con i boscaioli a parlar di vittorie e sconfitte dell’Associazione (purtroppo non è passato il lavoro del boscaiolo come lavoro usurante) e a parlar di castagno. Scopro che i boscaioli parlano prevalentemente con suoni gutturali, molti hanno la roncola attaccato alla cintura e con semplicità ti fanno sentire un idiota dicendo delle grandi verità come se parlassero del tempo (quante cose devo ancora scoprire!!!).

Scopro che esiste un PIT (Piano Integrato Territoriale) che identifica due obiettivi per la Valsesia: TURISMO e ENERGIA RINNOVABILE DA BIOMASSA (devo ancora riprendermi dal colpo).

 

Parte un progetto: taglio di due lotti sperimentali su ceduo di castagno che rispondano al seguente quesito: quanto cippato vien fuori dal castagneto di Valsesia e Val Sessera e quanto ci costa?

Non ho neanche iniziato e sono già in ritardo perché il taglio sopra gli 800 m chiude a fine Aprile e bisogna impostare una ricerca che è da anni che si vuole fare; vedremo cosa verrà fuori (dalla ricerca e dal taglio!).

Subito dopo cena, durante la quale si snocciolano tutti i problemi del lavoro da professionista (e intanto penso che andare a lavorare in fabbrica forse mi converrebbe sia sotto il profilo economico che sotto quello della salute, ma non voglio mollare, sarà quel che sarà!).

 

Oggi è il giorno del furgone simbolo nella mia mente del precariato come stile di vita. Vado a svuotare la casa di Torino, ma per fortuna una località da raggiungere c’è, vengo a vivere in quel della provincia di Novara, a Bellinzago. Anzi, vengo a convivere, per adesso mangiando pane e amore e sperando in una entrata economica pseudo fissa (le 400 € al mese per otto ore al giorno percepite dal servizio civile della mia compagna purtroppo sono proprio poche!), ma sarà qual che sarà!

 

Concludo con una informazione di servizio: sabato 29 e domenica 30 si ripetono le giornate archeologiche nella provincia di Novara. Noi si torna ad Ara (frazione di Grignasco, vedi altri post) tutti e due i giorni. Gli orari delle visite guidate sono: 10.00 – 11.00 – 14.30 – 16.00.

Il posto l’ho descritto in post precedenti (posto – post: sembra un gioco di parole ma non lo è), speriamo che il tempo sia piacevole.

Se siete delle zone venite a farvi un giretto, se siete di un’altra parte andate per boschi e per un attimo pensate a noi.

 

Speriamo in bene, per tutto, e sarà quel che sarà!


scritto da: PierForestale alle ore 07:20 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, eventi, forestali
lunedì, 17 marzo 2008

"La forza di gravità non è di tutti"

Quasi un paio di settimena fa in Regione Piemonte si è svolta una conferenza sull'associazionalismo forestale che mi ha permesso di riflettere su alcune frasi che sono state dette.

"Se è vero che l'acqua è di tutti, la forza di gravità no. La forza di gravità è dei popoli della montagna."

Questo è quanto affermato da Lido Riba, presidente dell'UNICEM, che voleva puntare l'attenzione sull'importanza dei micro-impianti idroelettrici e sulle ricadute economiche degli stessi. Ho impiegato un paio di giorni per mandarla giù, ma poi mi sono trovato d'accordo. Se c'è qualcuno che per scelta decide di vivere in montagna, una condizione tipicamente sfavorevole, ha il sacrosanto diritto di fruire dei seppur minimi benefici che questo comporta, ovvero di vedersi ripagato lo sfruttamento dei torrenti. Non si può pensare che arrivi qualche privato che, investendo capitali, crei questi impianti e che non rigetti sul luogo di produzione le ricadute positive, o almeno una parte. Mica male come concetto.

"Non siamo più nel dopoguerra, con carenza di boschi e di cultura. E' ormai assodato (o dovrebbe esserlo) il concetto per cui i boschi svolgono funzioni ecologiche, di difesa, di biodiversità... per cui è necessario vedere i boschi come un patrimonio economico"

Qui è Giau (Gran capo della Facoltà di Agraria e docente di Politica Forestale) che afferma una grande verità. Certo che è troppo elementare pensare all'equazione BOSCO = €, ma in fondo in fondo è così. Senza l'aspetto economico non si muove nulla, ci possono essere tutte le buone intenzioni e i buoni progetti, ma senza la remuneratività degli interventi (e la compiacenza politica purtroppo) non si va da nessuna parte. E' importante però che la concezione di bosco come ecologia, conservazione della natura,..... sia solido come una roccia, non la si dovrebe nemmeno discutere. Una volta accettato questo bisogna far quadrare i conti. In Germania chi possiede un bosco si ritiene fortunato, da noi si vive ancora come una sfortuna, una gatta da pelare.

Riusciremo a far cambiare questa tendenza nei prossimi anni?


scritto da: PierForestale alle ore 20:14 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, eventi, alberi, attualità, forestali
lunedì, 25 febbraio 2008

Altro nonno, altra storia, stessa morale.

Sabato sera si era a cena da un amico sulle montagne biellesi, e si parlava di caldaie a legna, stufe, rese, costi del legname. A un bel momento uno dei commensali racconta di quando suo nonno andava a fare legna, se la portava a casa e poi stranamente la vedeva diminuire, sicuramente a causa dei furti. Mi si sono drizzate le orecchie perchè appena il giorno prima avevo scritto il post su mia nonna e sui furti di legname nel biellese nel primo dopoguerra, allora zitto zitto sto ad ascoltare...

Il nonno era a casa che pensava al modo di beccare in flagrante il ladro, e a un certo punto ecco l'idea! Siamo nel dopoguerra in montagna, e fantasia e polvere da sparo non mancavano mai; una sera il vecchietto sceglie uno dei pezzi più belli dalla sua catasta e lo porta in casa, con pazienza pratica una cavità ben nascosta e capiente nel pezzo di legno, la riempie di polvere da sparo e la sigilla con un altro pezzetto di legno, esce di casa e la mette in bella vista in un posto comodo sulla catasta. Si fa il giorno seguente e il pezzo già manca assieme ad altri; quella stessa sera il silenzio del paese è rotto da un boato assordante, rumore di lamiera e muro che viene giù, poi tutto tace di nuovo. Il ladro di legna aveva messo nella stufa il "candelotto" artigianale che il vecchietto gli aveva preparato, e anche questa volta si scopre che il colpevole non è un immigrato o un fannullone, ma un insospettabile compaesano di buona famiglia e anche in questo caso tutto finisce senza una parola, ma con una stufa esplosa, una cucina distrutta e un sorriso indelebile dalla faccia stanca di un uomo anziano.

Altro nonno, altra storia, stessa morale.


scritto da: PierForestale alle ore 11:40 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, alberi
giovedì, 21 febbraio 2008

La nonna ha sempre ragione

Questo è proprio un periodo di stanca.. aspetto con impazienza il giorno della Laurea che non arriva mai, la tesi è ormai finita e le giornate passano tutte uguali, la mattina a caricare sacchi di cemento e spaccare pavimenti, il pomeriggio a far lunghi viaggi in macchina tra la valle e Novara.. tutti giorni uguali, monotoni.

Ma è vero che i fiori nascono anche dall’asfalto e che si trovano momenti di bellezza che sbucano fuori così, senza neanche accorgertene.

E’ successo oggi, quando ero da mia nonna a mangiare un boccone per pranzo accompagnati dall’immancabile colonna sonora delle case degli anziani… Forum. Oggi si parlava di asili e di posti tolti agli italiani e dati agli extracomunitari per una questione di graduatorie, mia nonna ascoltava in silenzio; poi, mentre si stava sparecchiando, mi guarda e mi dice.. “sempre i soliti discorsi, si sentono da sessant’anni.”

“Ma come nonna,” - dico io – “sessant’anni fa mica li avevate gli asili, e nemmeno gli extracomunitari.”

E mia nonna inizia a raccontare:

“Eravamo noi quelli, come quella storia della legna rubata!”

Dovete sapere che mia nonna è veneta, emigrata sulle montagne biellesi dopo l’alluvione del Po… io intanto mi siedo ad ascoltare.

“Appena arrivata in Piemonte ci siamo messi a lavorare, eravamo in pochi Veneti e tutti in paese ci guardavano in cagnesco, come se fossimo malati, e dicevano sempre “Andatevene a casa vostra, venite qui a rubarci la pagnotta di bocca, a rubarci il lavoro e la legna!”… io in vita mia non ho rubato mai niente, figurarsi la legna.”

“Ero in bottega un giorno e appena entrata arriva una del posto e mi incolpa (me e la mia gente) di rubarle la legna dalla catasta in bosco. “Andiamo a vedere se sono io la ladra”..

e assieme partono passando prima da casa di mia nonna e vedendo che la legnaia era vuota e la casa fredda, poi si incamminano in direzione del bosco e si appostano in un angolo riparato. Poco dopo arriva quatta quatta un’ombra che si avvicina alla catasta, si carica tutto quello che ci sta nella gerla e si avvia furtiva in paese, la signora con mia nonna era i imbarazzo perché aveva riconosciuto nella ladra sua cugina.

In silenzio tornano al paese, non si salutano e tornano ognuno a casa propria.

Il giorno seguente mia nonna torna in bottega al paese ed incontra la signora che aveva rubato la legna, come sempre intenta a sparlare con le altre donne del paese dei forestieri che rubavano il lavoro ai loro mariti.

A questo punto della storia mia nonna mi racconta di come avesse smascherato la donna di fronte alle compaesane e di come, da allora, non si fossero mai più rivolti nemmeno uno sguardo.

Mi guarda negli occhi mia nonna, sono azzurro ghiaccio e racchiusi da palpebre così rugose da sembrare un fazzoletto di seta ormai consumato e lanciato in un angolo, pieno di pieghe e ombre, ma le pupille sono lisce e reattive, anche se velate da un impercettibile strato di lacrime.

“Io non ho ai rubato niente” - mi ripete – “ho fatto la fame e patito il freddo, ho chiesto cose in prestito a volte, ma rubato mai! Me lo diceva mia mamma e io lo ripeto a te, mai rubare, datti da fare e cerca di cavartela da solo, con le tue forze, e se no ce la fai, fanne a meno.”

Purtroppo è tardi, devo tornare a lavorare, “Devo andare nonna, a domani”, e me ne vado, ma sono più ricco.

E’ proprio vero che le nonne hanno sempre ragione.


scritto da: PierForestale alle ore 17:14 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, alberi
mercoledì, 13 febbraio 2008

Radici e Valsesia

Spesso mi sento senza patria, nato a Varallo, cresciuto a Serravalle, studiato prima a Borgosesia, poi le superiori a Novara, l’Università a Torino, ho visto diversi posti.

Mi sono sempre vantato delle mie origini valsesiane pur non capendo a fondo il mio territorio, mi accorgo solo adesso di non conoscere tanti posti, le culture dell’alta valle e la mia montagna. Però più mi allontano da casa e più sento le radici che si fanno forti e che si stingono ai massi attorno al Sesia. Che bello sarebbe tornarci e magari lavorare su quei promontori che nelle mattine invernali e ventose si vedevano fino da Novara, dove studiavo da perito agrario. Speriamo che tanti sacrifici possano servire a qualcosa.

Ho letto e parlato spesso della Valsesia e spesso ho sentito commenti discordarti… è bella… è brutta… secondo me non ci si può limitare a questo.

La Valsesia ha un aggettivo solo: difficile.

Ve lo potrà confessare chiunque sia andato a scaldarsi i polpacci su qualunque monte, dalla bassa valle alle zone più impervie; la vegetazione è disomogenea e variegata, non c’è fondovalle e dove finisce un versante ne sale un altro ancora più ripido. Qui non siamo in Val Susa, dove tutto si svolge nel fondovalle e nei versanti ci sono pascoli luminosi sotto larici maestosi. Non è nemmeno la Val d’Aosta, anch’essa difficile, ma bellissima e super turistica. La nostra Valsesia vorrebbe essere un po’ di tutto questo, ma in realtà secondo me non ne ha le caratteristiche, non è prettamente turistica e nemmeno produttiva, non è magnifica e nemmeno orribile, è difficile.

Ma se, a una vista veloce risulta tutto questo, guardando più attentamente e sotto la scorza rugosa si vede una terra ricca, amica, emozionante.

No, non sono l’assessore al turismo della Valsesia, sono solo un valsesiano che si sta ri-innamorando della terra in cui affonda le sue radici.


scritto da: PierForestale alle ore 15:10 | link | commenti (6)
categorie: pensieri

STORIE DI ALBERI, FORESTE E FORESTALI

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