albero

giovedì, 29 maggio 2008

Povero, incompreso Viale

Se qualcuno passa per un Viale alberato d'estate sente subito un abbraccio verde che porta fresco e ti ripara dall'alto della chioma da quei fastidiosi raggi estivi.

Questo è uno dei mestieri del viale alberato, ma è anche lì per ricordare qualcosa, come un post-it immenso: c'è quello che ricorda i caduti di una guerra, quello ai bambini ormai adulti quella giornata tanti anni fa quando piantarono un albero a testa con la scuola, e quello che ricorda la ricostruzione del paese.

Il Viale di ippocastani di Sant'Euseo a Serravalle Sesia ricorda un po' tutto questo.

 

Siamo nel 1922 quando dei bambini delle scuole piantano i loro alberi per l'anniversario dei 100 anni della chiesa, guarda c'è il sindaco e tutti sono vestiti a festa! E poi la scalinata! via quel vecchio terrapieno a rampa così brutto, la chiesa ora si merita quella sfilza di gradini, come delle scarpe bellissime!

Equante persone si sono sposate in quella chiesa e hanno percorso la scalinata in abiti bianchi da spose e gessato, quanta adrenalina quando la macchina con sopra la bella percorre quel viale, non la vedi arrivare fino all'ultimo perchè quegli alberi sono come un sipario e la scala il palco.

Purtroppo oggi quegli alberi sono malati, perdono le foglie a luglio, non stanno proprio bene, cosa avranno? Bha, non so... Abbattiamoli tutti e mettiamone di nuovi!

PERCHE'?

Basta farci una passeggiata sotto...guardare una foglia...

Questa è Cameraria ohridella, un microlepidottero proveniente dalla repubblica di Macedonia. E´ giunto in Italia all´inizio degli anni ´90 ed è attualmente diffuso in tutte le regioni centro-settentrionali, compresa il Piemonte (a Torino nel 2000).
Infesta esclusivamente l´ippocastano, in particolare quello a fiori bianchi.

Gli adulti di Cameraria ohridella sono farfalline lunghe pochi millimetri, di colore bruno e caratteristiche striature bianco-argentee sulle ali.

Le femmine depongono uova isolate sulla pagina superiore delle foglie; da queste fuoriescono le larve che scavano all’interno delle foglie delle gallerie (mine) lunghe fino a 4 cm. In caso di forti attacchi più mine confluiscono fra loro e la foglia dissecca e cade precocemente.
L´insetto svolge 4 generazioni all’anno e sverna come crisalide nelle foglie colpite e cadute a terra.

La cura? L'Endoterapia, una puntura alla pianta, una flebo, niente dispersione e niente danni all'ambiente; una bella potatura di risanamento per abbassarle un po' e il gioco è fatto!

Queste piante hanno più di 90 anni, 80 cm di diametro e 25 metri di altezza, sono maestose.

Il Viale di Sant’Euseo non è solo un luogo di riposo e ricreo per gli anziani e i bambini del paese, ma un monumento culturale, un luogo della memoria.

L’abbattimento del viale rappresenterebbe un impoverimento culturale della popolazione e uno spreco in quanto tali alberi possono definirsi per il loro contesto “monumentali”, considerando anche le loro importanti dimensioni.

Sarebbe possibile invece far diventare il trattamento stesso, in quanto innovativo, un momento educativo per i ragazzi delle scuole con la possibilità di sviluppare un lavoro di  ricerca storica che permetta alle nuove generazioni sia di affezionarsi al luogo in cui vivono, che di vedere da vicino la cura del verde pubblico.

Aiutatemi a non far abbattere il viale!

 

Quanta incoscenza sta nel distruggere quel che non si conosce!

scritto da: PierForestale alle ore 11:56 | link | commenti (5)
categorie: alberi
lunedì, 07 aprile 2008

Un giovedì da forestale

Giovedì giornata da forestale.
La mattina è stata spesa a fare un sopralluogo sulle proprietà di un signore che ha come “passatempo” l’acquisto e l’accorpamento di boschi e alpeggi, inoltre si diletta a comprare vecchie case e baite per poi sistemarle e darle in gestione ad altri, un po’ come questa bellissima baita con i soffitti in pietra anziché in legno
 
Pensare che voleva darne una anche a me!
 
Nel nostro giro si è anche incontrato questo bel vecchietto ottantaduenne che, con il suo trattore che ormai avrà compiuto il trentesimo anno di età, fa ancora il boscaiolo. Di sicuro non saprà nulla di selvicoltura naturalistica, sistemazioni idrogeologiche e tutte queste menate, ma si spacca la schiena ancora adesso e lui e il suo unico dente si danno da fare e migliorano il territorio in cui vive che tende sempre di più verso l’entropia!
 
Il pomeriggio invece si è andati a Pila, in Valsesia, a martellare un piccolo bosco da seme di tiglio, nemmeno mezz’ettaro.
 
Tra baite meravigliose…
 
…e strani danni su ciliegio (probabilmente rotolamento di un masso!?)…
 
…ecco la mia prima martellata fatta con martello forestale…
 
…prima si “specchia” il tronco, ovvero si asporta una frazione di corteccia, per garantirne la visibilità, e poi si imprime il marchio con il retro dell’ascia.
 
Lo stesso lavoro si fa su una parte bassa del fusto, su una radice o una costolatura bassa per controllare che non vengano effettuati tagli sbagliati dai “furbetti del bosco”.
 
E’ stata una bella giornata, utile per imparare molte cose e per vedere dei bei posti.
 

scritto da: PierForestale alle ore 07:31 | link | commenti (9)
categorie: alberi, forestali
lunedì, 31 marzo 2008

Al fuoco!

Il week-end archeologico si è concluso. In tutto avremmo visto passare una quarantina di persone (la metà erano amici e parenti) e il tempo questa volta non è stato sempr dalla nostra come la volta passata, ma è stato bello ugualmente, quando vedi i bambini che si intrufolano meravigliati nelle rocce è sempre bello.

Oggi ho iniziato il mio peregrinare in solitaria a raccogliere informazioni, dati e appuntamenti per un progetto di taglio "sperimentale" in ceduo di castagno. Vi è stato il battesimo del fuoco della mia pandina che da oggi chiamerò chiquita (è una 4x4 gialla banana) che mi ha portato nel biellese, su monte Rovella a confrotare una pista su carta con quella reale. GPS alla mano, via a segnare punti e ad entrare in bosco. Sapevo che una parte di bosco era bruciato settimana scorsa, mi aspettavo un disastro, invece è stata una cosa piccola, nella parte bassa e brutta del popolamento (circa 2 ha contati male dalla strada), con fuoco radente e veloce che non ha fatto grandi danni e si è fermato sulla strada (serie di foto: panoramica da monte a valle).

 

 

Arrivato al punto che mi interessava ho confrontato carta con realtà e come ci aspettavamo non coincideva, a quel punto ho provato a far viaggiare il Garmin e salvare la rotta, ma ho fatto più danno che quadagno, quindi con carta e matita mi son segnato tutti i punti che mi interessavano. Questa dovrebbe essere la pista, tric e branca, sposta qualche porcheria di lato e vedrai che il trattore ci passa.

Il popolamento non è male, tutta roba vecchiotta e in piano, servita da una pista, dobbiamo solo trovare il lotto che coincide con il catastale che ci interessa.

Risalgo sulla chiquita e mi dirigo verso casa, ma prima mi fermo a fare questa foto:

sapevo che il Rovella era caratterizzato da una forte cipollatura del castagno, un anno fa avevo parlato con un paio di boscaioli, e qui ne ho la conferma, guarda che roba, e non mi sembrava nemmeno tanto vecchio come abbattimento. Pazienza, vedremo cosa riusciremo a cavarne fuori.

Che bello entrare in bosco e fare il forestale con gli scarponi, che bello leggere e decifrare i segni del tempo nel popolamento e sul territorio, e soprattutto che bello sapere che ho qualcosa da fare, qualche obiettivo da pormi e qualche proposta da vagliare.


scritto da: PierForestale alle ore 13:31 | link | commenti (5)
categorie: alberi, forestali
lunedì, 17 marzo 2008

"La forza di gravità non è di tutti"

Quasi un paio di settimena fa in Regione Piemonte si è svolta una conferenza sull'associazionalismo forestale che mi ha permesso di riflettere su alcune frasi che sono state dette.

"Se è vero che l'acqua è di tutti, la forza di gravità no. La forza di gravità è dei popoli della montagna."

Questo è quanto affermato da Lido Riba, presidente dell'UNICEM, che voleva puntare l'attenzione sull'importanza dei micro-impianti idroelettrici e sulle ricadute economiche degli stessi. Ho impiegato un paio di giorni per mandarla giù, ma poi mi sono trovato d'accordo. Se c'è qualcuno che per scelta decide di vivere in montagna, una condizione tipicamente sfavorevole, ha il sacrosanto diritto di fruire dei seppur minimi benefici che questo comporta, ovvero di vedersi ripagato lo sfruttamento dei torrenti. Non si può pensare che arrivi qualche privato che, investendo capitali, crei questi impianti e che non rigetti sul luogo di produzione le ricadute positive, o almeno una parte. Mica male come concetto.

"Non siamo più nel dopoguerra, con carenza di boschi e di cultura. E' ormai assodato (o dovrebbe esserlo) il concetto per cui i boschi svolgono funzioni ecologiche, di difesa, di biodiversità... per cui è necessario vedere i boschi come un patrimonio economico"

Qui è Giau (Gran capo della Facoltà di Agraria e docente di Politica Forestale) che afferma una grande verità. Certo che è troppo elementare pensare all'equazione BOSCO = €, ma in fondo in fondo è così. Senza l'aspetto economico non si muove nulla, ci possono essere tutte le buone intenzioni e i buoni progetti, ma senza la remuneratività degli interventi (e la compiacenza politica purtroppo) non si va da nessuna parte. E' importante però che la concezione di bosco come ecologia, conservazione della natura,..... sia solido come una roccia, non la si dovrebe nemmeno discutere. Una volta accettato questo bisogna far quadrare i conti. In Germania chi possiede un bosco si ritiene fortunato, da noi si vive ancora come una sfortuna, una gatta da pelare.

Riusciremo a far cambiare questa tendenza nei prossimi anni?


scritto da: PierForestale alle ore 20:14 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, eventi, alberi, attualità, forestali
lunedì, 03 marzo 2008

Itinerari Archeologici al Parco Naturale del Monte Fenera - si fa il bis

Su una cosa avevo torto.. non c'era vento! La giornata è stata PERFETTA, 26 gradi, un cielo terso, visitatori appassionati che sono venuti anche da lontano per un totale di circa una sessantina, bello, bello, bello. La mattina è stata un po' fiacca, ma al pomeriggio abbiamo incontrato la comitiva che veniva da Vigevano con il treno d'epoca, accompagnati dal guardiaparco Lucio che faceva da cicerone, appassionato come sempre; e poi coppie, gruppetti con figli, vecchietti che passeggiavano tranquilli...

E la voglia di primavera che avevo è stata parzialmente soddisfatta, tanti di quei fiori che non vi immaginate, perfino una primula rossa (più rosa che rossa), la prima che vedo in vita mia, ma andiamo con ordine:

La primula rossa!

 

Hepatica triloba

Il fiore è di un azzurro delicatissimo e la foglia si compone di tre parti (triloba appunto) a forma di fegato (epatica appunto)

Leucojum vernum

Della stessa famiglia dei bucaneve

Helleborus viridis

Fiori verdi, è questa la particolarità. Inoltre era una pianta usata dalle streghe perchè velenosa.

[Io sono un forestale che di fiori non ne capisce molto, ma Barbara (la mia fidanzata naturalista che accompagnava i visitatori) raccontava un sacco di cose interessanti, soprattutto ai bambini; io al massimo gli insegnavo a fare la trombetta con le primule]

Ma non preoccupatevi, se non siete potuti venire si fa il bis il 29 e 30 marzo, stesso posto e per maggiori informazioni posterò qualcosa i giorni precedenti. Ci si vede al santuario, come sempre in mezzo ai boschi.


scritto da: PierForestale alle ore 13:54 | link | commenti (2)
categorie: eventi, alberi, forestali
lunedì, 25 febbraio 2008

Grazie per la tua ombra

 

Il settembre scorso ho avuto la fortuna di andare al Congresso Nazionale SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) ad Arezzo per parlare di Castagno. Uno dei tre giorni di convegno era destinato alla visita delle Foreste Casentinesi. Si tratta di boschi a prevalenza di Abete bianco storici perchè di origine antropica.

Molti sono i boschi che possono essere ricondotti alla mano dell'uomo come ad esempio i castagneti o i robinieti, che col tempo si sono "inselvatichiti" e hanno rubato lo spazio ecologico di altre specie fino a rinaturalizzarsi e a sostituirsi ai boschi antichi.

Molto interessante è la storia dei boschi curati dai monaci: i benedettini, quelli dell' "ora et labora" tendevano a fare ordine nei boschi e quindi si possono vedere ancora oggi abetine pure tagliate raso a fine turno e successivamente trapiantate regolarmente (ad esempio nel cuneese a Chiusa Pesio); diverso è invece l'approccio dei francescani che amavano osservare l'evoluzione naturale del bosco, espressione tangibile dell'esistenza di Dio; questo è il caso dell'uscita.

Si stava passeggiando tra quei bellissimi boschi, mentre i forestali più anziani chiaccheravano tra loro, quando ad un certo punto passo vicino ad un ceppo di abete tagliato da poco, probabilmente perchè malato (carie bruna?), dai famosi francescani e immaginate lo stupore nel vedere questa scritta "GRAZIE PER LA TUA OMBRA"... che sensibilità, che rispetto, questo si che è un vero messaggio d'amore per l'albero! Se solo alcuni forestali, ricercatori e operatori del settore avessero un decimo di questo rispetto forse le cose andrebbero meglio per tutti.

Per quanto mi riguarda ce la metto tutta, probabilmente questa fotografia sarà l'ultima che metterò nella presentazione della tesi, con la speranza di rimanere bambino nell'anima il più possibile, non voglio che il mio cuore si inaridisca diventando uno che dal bosco prende e basta, voglio darmi tutto al bosco e alla sua salvaguardia, e pensare "grazie per la tua ombra, grazie per il tuo legno" ogni volta che avrò la fortuna di fare una martellata.


scritto da: PierForestale alle ore 19:35 | link | commenti (2)
categorie: alberi, forestali

Altro nonno, altra storia, stessa morale.

Sabato sera si era a cena da un amico sulle montagne biellesi, e si parlava di caldaie a legna, stufe, rese, costi del legname. A un bel momento uno dei commensali racconta di quando suo nonno andava a fare legna, se la portava a casa e poi stranamente la vedeva diminuire, sicuramente a causa dei furti. Mi si sono drizzate le orecchie perchè appena il giorno prima avevo scritto il post su mia nonna e sui furti di legname nel biellese nel primo dopoguerra, allora zitto zitto sto ad ascoltare...

Il nonno era a casa che pensava al modo di beccare in flagrante il ladro, e a un certo punto ecco l'idea! Siamo nel dopoguerra in montagna, e fantasia e polvere da sparo non mancavano mai; una sera il vecchietto sceglie uno dei pezzi più belli dalla sua catasta e lo porta in casa, con pazienza pratica una cavità ben nascosta e capiente nel pezzo di legno, la riempie di polvere da sparo e la sigilla con un altro pezzetto di legno, esce di casa e la mette in bella vista in un posto comodo sulla catasta. Si fa il giorno seguente e il pezzo già manca assieme ad altri; quella stessa sera il silenzio del paese è rotto da un boato assordante, rumore di lamiera e muro che viene giù, poi tutto tace di nuovo. Il ladro di legna aveva messo nella stufa il "candelotto" artigianale che il vecchietto gli aveva preparato, e anche questa volta si scopre che il colpevole non è un immigrato o un fannullone, ma un insospettabile compaesano di buona famiglia e anche in questo caso tutto finisce senza una parola, ma con una stufa esplosa, una cucina distrutta e un sorriso indelebile dalla faccia stanca di un uomo anziano.

Altro nonno, altra storia, stessa morale.


scritto da: PierForestale alle ore 11:40 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, alberi
giovedì, 21 febbraio 2008

La nonna ha sempre ragione

Questo è proprio un periodo di stanca.. aspetto con impazienza il giorno della Laurea che non arriva mai, la tesi è ormai finita e le giornate passano tutte uguali, la mattina a caricare sacchi di cemento e spaccare pavimenti, il pomeriggio a far lunghi viaggi in macchina tra la valle e Novara.. tutti giorni uguali, monotoni.

Ma è vero che i fiori nascono anche dall’asfalto e che si trovano momenti di bellezza che sbucano fuori così, senza neanche accorgertene.

E’ successo oggi, quando ero da mia nonna a mangiare un boccone per pranzo accompagnati dall’immancabile colonna sonora delle case degli anziani… Forum. Oggi si parlava di asili e di posti tolti agli italiani e dati agli extracomunitari per una questione di graduatorie, mia nonna ascoltava in silenzio; poi, mentre si stava sparecchiando, mi guarda e mi dice.. “sempre i soliti discorsi, si sentono da sessant’anni.”

“Ma come nonna,” - dico io – “sessant’anni fa mica li avevate gli asili, e nemmeno gli extracomunitari.”

E mia nonna inizia a raccontare:

“Eravamo noi quelli, come quella storia della legna rubata!”

Dovete sapere che mia nonna è veneta, emigrata sulle montagne biellesi dopo l’alluvione del Po… io intanto mi siedo ad ascoltare.

“Appena arrivata in Piemonte ci siamo messi a lavorare, eravamo in pochi Veneti e tutti in paese ci guardavano in cagnesco, come se fossimo malati, e dicevano sempre “Andatevene a casa vostra, venite qui a rubarci la pagnotta di bocca, a rubarci il lavoro e la legna!”… io in vita mia non ho rubato mai niente, figurarsi la legna.”

“Ero in bottega un giorno e appena entrata arriva una del posto e mi incolpa (me e la mia gente) di rubarle la legna dalla catasta in bosco. “Andiamo a vedere se sono io la ladra”..

e assieme partono passando prima da casa di mia nonna e vedendo che la legnaia era vuota e la casa fredda, poi si incamminano in direzione del bosco e si appostano in un angolo riparato. Poco dopo arriva quatta quatta un’ombra che si avvicina alla catasta, si carica tutto quello che ci sta nella gerla e si avvia furtiva in paese, la signora con mia nonna era i imbarazzo perché aveva riconosciuto nella ladra sua cugina.

In silenzio tornano al paese, non si salutano e tornano ognuno a casa propria.

Il giorno seguente mia nonna torna in bottega al paese ed incontra la signora che aveva rubato la legna, come sempre intenta a sparlare con le altre donne del paese dei forestieri che rubavano il lavoro ai loro mariti.

A questo punto della storia mia nonna mi racconta di come avesse smascherato la donna di fronte alle compaesane e di come, da allora, non si fossero mai più rivolti nemmeno uno sguardo.

Mi guarda negli occhi mia nonna, sono azzurro ghiaccio e racchiusi da palpebre così rugose da sembrare un fazzoletto di seta ormai consumato e lanciato in un angolo, pieno di pieghe e ombre, ma le pupille sono lisce e reattive, anche se velate da un impercettibile strato di lacrime.

“Io non ho ai rubato niente” - mi ripete – “ho fatto la fame e patito il freddo, ho chiesto cose in prestito a volte, ma rubato mai! Me lo diceva mia mamma e io lo ripeto a te, mai rubare, datti da fare e cerca di cavartela da solo, con le tue forze, e se no ce la fai, fanne a meno.”

Purtroppo è tardi, devo tornare a lavorare, “Devo andare nonna, a domani”, e me ne vado, ma sono più ricco.

E’ proprio vero che le nonne hanno sempre ragione.


scritto da: PierForestale alle ore 17:14 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, alberi
giovedì, 06 dicembre 2007

Messaggio d'amore per l'albero

Ecco il primo vero post, è la prefazione del libro che ogni buon forestale dovrebbe leggere.... "L'uomo che piantava gli alberi" di Giono.

Io l'ho trovata illuminante e molto delicata e voglio che tutti possano apprezzarne il testo.. buona lettura e speriamo che porti bene!!

 

"UN MESSAGGIO D’AMORE PER L’ALBERO.

 

Scoprii la storia semplice e toccante dell’uomo che piantava gli alberi per puro caso,molti anni fa. A quell’epoca Jean Giono era uno scrittore poco noto in Italia e i messaggi d’amore per la natura, nella letteratura che andava per la maggiore, non erano troppo frequenti. Questa vicenda d’un pastore che, con molta fatica e nessun tornaconto personale, si dedicava tenacemente a piantar querce in una landa desolata avrebbe potuto apparire allora, tutt’al più, come una innocua stravaganza. Meritevole di suscitare, al massimo, un sorrisetto di compiacimento.

Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell’animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell’albero sul terreno circostante. E’ un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, è un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dove erano state incoscientemente annientate.

Perché l’albero rappresenta, fin dai tempi più antichi, il simbolo dell’espressione della vita ,dell’equilibrio e della saggezza. L’albero del paradiso terreste era la fonte della conoscenza, del bene e del male; spesso nell’antichità , colossali patriarchi arborei millenari furono venerati come sacri; e i tronchi dritti e giganteschi della foresta formarono le colonne dei primi templi, in cui l’uomo esprimeva la sua stupefatta religiosità di fronte alla grandezza della natura e del cosmo.

Ogni albero è la dimora segreta di mille creature appariscenti o sconosciute, sorprendenti o sfuggenti, in quella rete fittissima di rapporti che forma le fondamenta e la vitalità stessa dell’equilibrio ecologico.Ogni albero sprigiona colori inarrivabili, suoni indecifrabili e profumi sconosciuti in ogni ora del giorno e della notte e nelle varie stagioni. Ed anche dopo la morte, i rami caduti, i tronchi in disfacimento e i ceppi marcescenti offrono asilo e nutrimento alla più varia, ricca e preziosa comunità vivente. La natura rinasce senza fine, rinnovandosi continuamente ; sempre diversa , eppur sempre uguale a se stessa.

Ogni albero racchiude una storia, un mistero, una memoria del passato. E offre ispirazione e creatività a quanti sappiano guardarlo con occhio giovane, libero e aperto.

E il prodigio dell’albero si riflette nella stessa mente e nel cuore dell’uomo. “ Ogni giorno quell’albero mi dà pensieri di gioia” cantava un antico poeta cinese. Mentre uno dei santi padri della Chiesa ammoniva: “ troverai più nei boschi che nei libri”. Due messaggi forse lontani dalla nostra frenetica vita di tutti i giorni,ma su cui varrebbe la pena di riflettere un attimo. L’albero ha dato moltissimo all’umanità, nel corso della su lunga storia :forse è giunto il tempo di contraccambiarlo con affetto e generosità. Come fece nella sua pacifica vita l’indimenticabile Elzèard Bouffier, l’uomo che piantava gli alberi.

“ Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi” scriveva nel secolo scorso John Muir, pioniere americano della conservazione della natura. Ancora troppo pochi hanno invece il cuore, l’intelligenza e la dedizione necessaria per salvarli ,, custodirli e piantarli. Ma è ancora possibile un ritorno alla cultura , all’amore, alla fede dell’albero e della foresta: con la forza, la verità e l’ispirazione che solo la natura può dare."


scritto da: PierForestale alle ore 09:34 | link | commenti (6)
categorie: alberi

STORIE DI ALBERI, FORESTE E FORESTALI

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