Il week-end archeologico si è concluso. In tutto avremmo visto passare una quarantina di persone (la metà erano amici e parenti) e il tempo questa volta non è stato sempr dalla nostra come la volta passata, ma è stato bello ugualmente, quando vedi i bambini che si intrufolano meravigliati nelle rocce è sempre bello.
Oggi ho iniziato il mio peregrinare in solitaria a raccogliere informazioni, dati e appuntamenti per un progetto di taglio "sperimentale" in ceduo di castagno. Vi è stato il battesimo del fuoco della mia pandina che da oggi chiamerò chiquita (è una 4x4 gialla banana) che mi ha portato nel biellese, su monte Rovella a confrotare una pista su carta con quella reale. GPS alla mano, via a segnare punti e ad entrare in bosco. Sapevo che una parte di bosco era bruciato settimana scorsa, mi aspettavo un disastro, invece è stata una cosa piccola, nella parte bassa e brutta del popolamento (circa 2 ha contati male dalla strada), con fuoco radente e veloce che non ha fatto grandi danni e si è fermato sulla strada (serie di foto: panoramica da monte a valle).



Arrivato al punto che mi interessava ho confrontato carta con realtà e come ci aspettavamo non coincideva, a quel punto ho provato a far viaggiare il Garmin e salvare la rotta, ma ho fatto più danno che quadagno, quindi con carta e matita mi son segnato tutti i punti che mi interessavano. Questa dovrebbe essere la pista, tric e branca, sposta qualche porcheria di lato e vedrai che il trattore ci passa.

Il popolamento non è male, tutta roba vecchiotta e in piano, servita da una pista, dobbiamo solo trovare il lotto che coincide con il catastale che ci interessa.

Risalgo sulla chiquita e mi dirigo verso casa, ma prima mi fermo a fare questa foto:

sapevo che il Rovella era caratterizzato da una forte cipollatura del castagno, un anno fa avevo parlato con un paio di boscaioli, e qui ne ho la conferma, guarda che roba, e non mi sembrava nemmeno tanto vecchio come abbattimento. Pazienza, vedremo cosa riusciremo a cavarne fuori.
Che bello entrare in bosco e fare il forestale con gli scarponi, che bello leggere e decifrare i segni del tempo nel popolamento e sul territorio, e soprattutto che bello sapere che ho qualcosa da fare, qualche obiettivo da pormi e qualche proposta da vagliare.
Sono ancora un po’ girato, e non capisco ancora bene dove è la testa e dove invece sono i piedi, ma facciamo un po’ di ordine.
Giovedì, il giorno dopo la laurea, incontro alla Comunità Montana con i boscaioli a parlar di vittorie e sconfitte dell’Associazione (purtroppo non è passato il lavoro del boscaiolo come lavoro usurante) e a parlar di castagno. Scopro che i boscaioli parlano prevalentemente con suoni gutturali, molti hanno la roncola attaccato alla cintura e con semplicità ti fanno sentire un idiota dicendo delle grandi verità come se parlassero del tempo (quante cose devo ancora scoprire!!!).
Scopro che esiste un PIT (Piano Integrato Territoriale) che identifica due obiettivi per la Valsesia: TURISMO e ENERGIA RINNOVABILE DA BIOMASSA (devo ancora riprendermi dal colpo).
Parte un progetto: taglio di due lotti sperimentali su ceduo di castagno che rispondano al seguente quesito: quanto cippato vien fuori dal castagneto di Valsesia e Val Sessera e quanto ci costa?
Non ho neanche iniziato e sono già in ritardo perché il taglio sopra gli 800 m chiude a fine Aprile e bisogna impostare una ricerca che è da anni che si vuole fare; vedremo cosa verrà fuori (dalla ricerca e dal taglio!).
Subito dopo cena, durante la quale si snocciolano tutti i problemi del lavoro da professionista (e intanto penso che andare a lavorare in fabbrica forse mi converrebbe sia sotto il profilo economico che sotto quello della salute, ma non voglio mollare, sarà quel che sarà!).
Oggi è il giorno del furgone simbolo nella mia mente del precariato come stile di vita. Vado a svuotare la casa di Torino, ma per fortuna una località da raggiungere c’è, vengo a vivere in quel della provincia di Novara, a Bellinzago. Anzi, vengo a convivere, per adesso mangiando pane e amore e sperando in una entrata economica pseudo fissa (le 400 € al mese per otto ore al giorno percepite dal servizio civile della mia compagna purtroppo sono proprio poche!), ma sarà qual che sarà!
Concludo con una informazione di servizio: sabato 29 e domenica 30 si ripetono le giornate archeologiche nella provincia di Novara. Noi si torna ad Ara (frazione di Grignasco, vedi altri post) tutti e due i giorni. Gli orari delle visite guidate sono: 10.00 – 11.00 – 14.30 – 16.00.
Il posto l’ho descritto in post precedenti (posto – post: sembra un gioco di parole ma non lo è), speriamo che il tempo sia piacevole.
Se siete delle zone venite a farvi un giretto, se siete di un’altra parte andate per boschi e per un attimo pensate a noi.
Speriamo in bene, per tutto, e sarà quel che sarà!
Finito!
Dottore Magistrale in Scienze Forestali ed Ambientali con 105!
Finito!
La giornata di ieri è stata molto intensa, ricca di emozioni, di scoperte, e ci vorrà del tempo per elaborare il tutto e per metterlo in ordine.
Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini e a cui ieri non ho potuto dedicare molte attenzioni.
Grazie a tutti i compagni con i quali ho spartito le emozioni del prima e dell’attesa dopo, a quelli che mi hanno pucciato il culo nel lavandino pieno d’acqua cospargendomi di schiuma da barba, al super collega Marco che è venuto a Torino solo per me e all’altro Marco che mi sta sempre vicino quando ce n’è bisogno, ai miei parenti e a quelli degli altri che si sono complimentati con me ( si, proprio lei mamma di Anna, il sapere che legge queste pagine mi riempie di gioia!), il mio coinquilino che mi ha lasciato senza parole, a tutti quelli che hanno fatto bruciare il cellulare a furia di chiamate e messaggi (Simone, Tito,…) e soprattutto grazie alla mia Barbara che mi ha sopportato e supportato.
Grazie anche ai professori che mi hanno dato questo voto assolutamente inaspettato e ai quali penso di essere piaciuto.
E adesso non voglio nemmeno il tempo di fermarmi un attimo a prendere fiato, voglio continuare a correre. Oggi il mio primo incontro con i boscaioli della Valsesia a parlare, tanto per cambiare, di Castagno.
Adesso ho voglia di costruire qualcosa di bello.
Quasi un paio di settimena fa in Regione Piemonte si è svolta una conferenza sull'associazionalismo forestale che mi ha permesso di riflettere su alcune frasi che sono state dette.
"Se è vero che l'acqua è di tutti, la forza di gravità no. La forza di gravità è dei popoli della montagna."
Questo è quanto affermato da Lido Riba, presidente dell'UNICEM, che voleva puntare l'attenzione sull'importanza dei micro-impianti idroelettrici e sulle ricadute economiche degli stessi. Ho impiegato un paio di giorni per mandarla giù, ma poi mi sono trovato d'accordo. Se c'è qualcuno che per scelta decide di vivere in montagna, una condizione tipicamente sfavorevole, ha il sacrosanto diritto di fruire dei seppur minimi benefici che questo comporta, ovvero di vedersi ripagato lo sfruttamento dei torrenti. Non si può pensare che arrivi qualche privato che, investendo capitali, crei questi impianti e che non rigetti sul luogo di produzione le ricadute positive, o almeno una parte. Mica male come concetto.
"Non siamo più nel dopoguerra, con carenza di boschi e di cultura. E' ormai assodato (o dovrebbe esserlo) il concetto per cui i boschi svolgono funzioni ecologiche, di difesa, di biodiversità... per cui è necessario vedere i boschi come un patrimonio economico"
Qui è Giau (Gran capo della Facoltà di Agraria e docente di Politica Forestale) che afferma una grande verità. Certo che è troppo elementare pensare all'equazione BOSCO = €, ma in fondo in fondo è così. Senza l'aspetto economico non si muove nulla, ci possono essere tutte le buone intenzioni e i buoni progetti, ma senza la remuneratività degli interventi (e la compiacenza politica purtroppo) non si va da nessuna parte. E' importante però che la concezione di bosco come ecologia, conservazione della natura,..... sia solido come una roccia, non la si dovrebe nemmeno discutere. Una volta accettato questo bisogna far quadrare i conti. In Germania chi possiede un bosco si ritiene fortunato, da noi si vive ancora come una sfortuna, una gatta da pelare.
Riusciremo a far cambiare questa tendenza nei prossimi anni?
L'albero inizia a crescere, sempre più foglie nascono, siamo arrivati a 1500.

Grazie.
Le radici iniziano ad aggrapparsi forte al terreno e ad avere dei lettori fissi tra i più inaspettati ai quali dico: non abbiate paura di lasciare dei commenti, è molto semplice e si può fare anche se non siete registrati su splinder, non bisogna essere dei tecnici o degli amici stretti per condividere dei pensieri, con i tuoi commenti nascono nuove gemme.
Ciao a tutti e grazie!
Mercoledì scorso mi sono trovato a pranzo con un amico in centro a Torino. La giornata era di quelle primaverili di questa città, tiepide ma con quel dannato vento di phon che ti spinge e ti tira a suo piacimento, ma che ti fa vedere la Francia, là in fondo, dietro le Alpi. Dopo esserci salutati dovevo tornare a prendere la metropolitana a Porta Nuova, ma mi sono ricordato che quello era l'ultimo giorno che potevo vedere la città, quindi gambe in spalla e via, ecco il centro, che palazzi, che magnificenza; ed ecco le stradine laterali di via Po, tutto un altro mondo e un altro sapore; le piazze che ti tolgono il fiato... quante commissioni, sempre di corsa, per quelle strade. Con malinconia torno verso casa, mosso dai passi del ricordo, mi perdo, poi ritrovo la strada di casa.

Quel dannato vento! Questa notte ha strappato la bandiera della pace che da quasi sei anni fa capolino dal mio balcone, il destino ha deciso che mi devo allontanare da questa casa. Con orgoglio ho esposto la bandiera della pace agli albori della danata guerra in Iraq, come molti, ma con ancor più orgoglio l'ho vista sbiadire quando tutti la levavano perchè non più di moda. Con una penna annotavo i motivi per cui non mi andava di dire basta al messaggio di pace, ripenso alla Sgrena, all'infinita guerra in Palestina, agli attentati che ormai ci scivolano sulla pelle..30 morti, 60, 200 morti, ormai ci siamo tutti abituati vero?
Io non voglio abituarmi a questo.
Ho ammainato la bandiera, la porto via con me e la appenderò al balcone della mia nuova casa per ricordare a me stesso e agli altri che non voglio abituarmi al brutto del mondo.
Ciao Torino.
Oggi ho stampato la tesi, 113 €, ma sono contento. Camminavo per le vie di Grugliasco mentre un caldo vento mi accompagnava, con la borsa a tracollo che mi stusciava la gamba, era carica del peso delle copie stampate... sorridevo.
Per placare l'ansia che ancora non mi attanaglia (ma quasi grazie agli immancabili imprevisti dell'ultimo minuto) leggo Ungaretti... vorrei condividere con voi questa poesia:
Dal Viale di Valle
Pieve Santo Stefano il 31 Agosto 1917
Nettezza di montagne
risalita
nel globo
del tempo
ammansito

Funziona così, si vivono periodi belli o brutti, poi finiscono e si inizia qualcosa di nuovo; si lasciano indietro persone amiche e se ne trovano altre; si finisce di costruire qualcosa e poi si inizia da capo e se ne fa un altro. Funziona così.
In questo momento vivo in un luogo di confine, tra la fine dell'Università e l'inizio del lavoro, tra lo svuotare l'appartamento in cui ho vissuto per sei anni e il sistemarmi in uno nuovo con la mia compagna.
In questi anni di studi ho incontrato compagni preziosi e ho vissuto esperienze intense. Un periodo bellissimo è stato il corso di alpicoltura con Cavallero, 9 giorni in alpeggio a Boccioleto e poi interminabili discussioni, fino al convegno l'estate scorsa in cui abbiamo presentato il lavoro di "Valorizzazione polifunzionale dell'Alpe Seccio". (Foto sotto)
Altra esperienza è stata la prima tesi, sempre sul Castagno, che mi ha permesso di fare le prime pubblicazioni scientifiche su Dendronatura e su Sherwood. (link).
Poi è arrivato, tra i primi lavori con gli amici dell'Associazione forestale in Valsesia, quello di ricerca in Università sull'arboricoltura, fino alla conferenza in Regione.
Alla fine sono anche riuscito ad andare ad Arezzo al SISEF portando a livello nazionale le mie ricerche sempre sul Castagno, che soddisfazione, il raggiungimento dell'apice nella mia carriera da studente.
Da poco vado sul sito della Facoltà a cercare dei dati e mi trovo nello staff di Dendrometria, non lo sapevo neanche che mi avevano inserito, che bello!
Ora sono tutto preso dalle scadenze della Laurea specialistica, la stampa, le ultime correzioni, la presentazione... intanto cerco di costruirmi un piccolo spazio nel mondo del lavoro, mi gioco il tutto per tutto, sempre. Le porte sono tutte aperte, le possibilità ancora molte o forse di concreto non c'è niente; bisogna sempre sperare negli altri e questo mi preoccupa un po'. Non sono ancora pronto ad affrontare da solo il mondo del lavoro da professionista, vorrei costruire qualcosa di bello assieme a colleghi più esperti e appasionati come me, e per fortuna ne ho incontrati!!
Ho giocato tutte le mie carte (o quasi), ora posso solo sperare.
Finito il sentiero dell'Università, davanti a me c'è un labirinto di possibilità, speriamo di imboccare il o i sentieri giusti.
Speriamo.
Come promesso ecco le foto di domenica:
Ben(jamin) che colora un fiore con cura maniacale, il nuovo Michelangelo...

...dopo un breve briefing sui fiori da disegnare eccomi con lui a riempire i cartelloni di colori (pare che alla bimba con il palloncino dietro piaccia!)...

...e per chi pensava che le piantine fossero brutte ecco un bel bocciolo di gardenia, erano tutte belle quest'anno...

...ed infine ecco la squadra!

Siamo sopravvissuti, stanchi ma soddisfatti, ma andiamo con ordine, cronologico per la precisione.
Ore 8.30 – Incontro (come sempre sono arrivati in ritardo) con il furgoncino dei volontari dell’AISM di Novara, scarico di 4 scatoloni di gardenie, gadget, volantini, depliant e spille.
Montaggio dello stand (tavolo, cavalletto con poster, …)
Ore 9.00 – Apertura del supermercato e inizio vendite. Siamo in 5 più un bambino di colore (Ben) che ci da una mano. E’ stato un bimbo d’oro! Non riusciva a gonfiare i palloncini e quindi ci siamo messi a disegnare assieme: ha una vena artistica incredibile! Lunedì posterò delle foto di oggi e vedrete l’impegno che ci ha messo nel colorare dei fiorellini sul poster, con un precisione da certosino!
Ore 12.00 – Fine della mattinata, molto proficua come vendite e partecipazione, … a pranzo un panino al volo e adesso non ci vedo più dalla fame…
Ore 14.00 – Sdoppiamento dei punti vendita: continua quello al supermercato e ci si sposta anche al mercato del paese, e siamo solo in tre!!!
Ore 18.00 – Fine della giornata, si sbaracca tutto e si carica il furgone, si contano i soldi e si torna a casa.
Per quelli di voi che sono fissati coi numeri e le statistiche ecco alcuni dati:
Vasi di gardenie vendute: 106 per un totale di 8 scatoloni
Persone che hanno partecipato come volontari: 8
Numero di persone che ci hanno insultato: 9 (Grazie Striscia la Notizia che apri gli occhi alla gente!!!)
Numero di persone che ci hanno ringraziato apertamente per l’impegno: 6
Numero di nuovi malati contattati: 2
E i soldi? Quanti?
Non penso sia il caso di dire cifre precise, ma siamo tutti super contenti perché in un solo sabato in un paese di provincia abbiamo raccolto lo stesso di due giorni interi in centro a Novara (lo scorso fine settimana). Stiamo crescendo, ci stiamo organizzando sempre meglio, la gente inizia a conoscerci.
Ricordo che come tutti saprete è la festa della donna (auguri a tutte a proposito) e la Sclerosi Multipla colpisce soprattutto il sesso femminile (il rapporto con gli uomini è di 2 a 1), soprattutto giovani (tra 20 e 30 anni). In Italia si registra un nuovo caso ogni 4 ore. I sintomi? Sono così tanti che non li scrivo nemmeno, ma assolutamente non pensate che tutti i malati siano in carrozzina, magari è il vostro vicino di casa o quello seduto davanti a voi sul bus, magari non ve ne accorgete nemmeno, purtroppo loro lo sanno. Il dramma vero della malattia non è la prospettiva della carrozzina, ma il fatto che ti prende a vent’anni, quando sei un bocciolo che deve sbocciare a momenti e una gelata non te lo permette. Prima avevi tutta la vita per fare quello che volevi, poi tutto ciò che era scontato (fare un viaggio, sposarsi, avere dei figli, lavorare) non lo è più. Non si muore di Sclerosi, ma si cambia, prima drasticamente, come una doccia fredda, poi piano piano cresce una consapevolezza della vita (nel malato e in quelle persone che con esso incrociano i fili della propria esistenza) completamente innovativa, tutto è un regalo, tutto diventa più difficile, ma nello stesso tempo ogni esperienza nuova diventa una vetta conquistata.
Ci va del gran coraggio, credetemi, ad affrontare anche solo gli sguardi della gente e a volte di se stessi e a parlare apertamente con chi non capisce e (fortunatamente per loro) non può capire.
Grazie a chi ha donato, grazie ai nuovi malati che oggi hanno avuto il coraggio di avvicinarsi ed ammettere la malattia (non è cosa da poco) e grazie semplicemente a chi è passato e non ci ha guardato con sguardo torvo ma ci ha regalato un sorriso.
Siamo stanchi, è vero, ma la gioia e la soddisfazione di aver contribuito a fare qualcosa di buono supera tutto.
Stanotte dormiremo bene.
Pier e Barbara
STORIE DI ALBERI, FORESTE E FORESTALI