Prendo la palla al balzo dell’uscita del numero 139 di Sherwood per chiacchierare un po’ di arboricoltura.
Il numero è uno speciale “sull’arboricoltura con specie di pregio e cicli produttivi medio-lunghi” ed è composto da tanti piccoli articoli che si leggono volentieri (www.compagniadelleforeste.it e www.arboricoltura.it ).
Mi sono occupato nel 2007 di arboricoltura, ma non quella da agronomi fatta solo di ibridi di pioppo, ma quella complicata con latifoglie di pregio, con ciliegio, noce, frassino e a turno lungo (circa 40-50 anni).
L’arboricoltura di oggi non è quella della vecchia 2080 del ’92 a cui ci tocca oggi porre rimedio.L’arboricoltura oggi è complessa, anche se a mio avviso non abbastanza. Si è cercato di passare dall’impianto monospecifico a sesto regolare e definitivo a quello plurispecifico e policiclico ovvero con diversi obiettivi e a cicli differenziati (pioppo a 10 anni e noce a 40 anni sullo stesso impianto ad esempio). Secondo me siamo ancora lontani dalla condizione ideale che prevede una somiglianza ancora più marcata della condizione naturale. Io vedrei bene un impianto che abbandoni il sesto regolare, magari con l’utilizzo della idrosemina su suolo parzialmente lavorato, con un miscuglio ben calibrato che porti azoto con qualche leguminose e le piante principali che si autopotano grazie alla presenza delle accessorie cespugliose e non.. sarebbe bello, ma ci sarebbe da lavorare su!
Più complesso è e meglio è, così si riesce a ridurre la componente dei costi di gestione e magari l’arboricoltura starebbe in piedi da sola e senza l’aiuto dei finanziamenti.
Un’ultima considerazione sulla ricerca… molto c’è da fare e le tematiche possibili sono moltissime come si è visto dal convegno nazionale di Ottobre della Regione Piemonte sull’arboricoltura, è un peccato che tutto si basi sui finanziamenti.. se ci sono si lavora e se non ci sono tutto si blocca.
La ricerca non potrebbe essere per una volta senza interessi e senza padroni?
Che difficoltà a trovare una connessione internet, è per questo che riesco a seguire poco il mio albero-blog.
E' quasi Natale, tutti a cercare un regalo per qualcuno, magari già anche incartato che si fa prima, ecco... io suggerirò un modo veloce ed economico (quindi da forestale) per fare dei bei regali personali.
IL LIMONCELLO FATTO IN CASA
Ingredienti: 1 litro alcool 95° (tipo buongusto che si trova ovunque a 10-11 €), circa 8 limoni belli, assolutamente non trattati (io per andare sul sicuro prendo quelli biologici della Coop) e magari un po' verdolini, 1 litro di acqua (anche questa buona) e 400 g di zucchero (bianco e fine).
Procedimento: lavate e sbucciate i limoni MOLTO ATTENTAMENTE evitando di asportare il bianco, inserite le bucce in un contenitore di vetro a chiusura ermetica assieme all'alcool per circa 8 giorni agitando di tanto in tanto ( io agito tutte le volte che passo davanti alle bottiglie perchè mi diverte). All'ottavo giorno preparate in una pentola lo sciroppo: acqua e zucchero fatti bollire per almeno due minuti (non di più perchè ho paura che caramelli!!) e mettete a raffreddare (altrimenti fate evaporare l'alcool). Una volta freddo unite lo sciroppo all'alcool filtrato (per filtrare consiglio un imbuto nel quale si appoggia un dischetto di cotone, quello che usano le nostre signore per struccarsi). Una volta unito le due parti mescolate ed imbottigliate ed ecco fatto il vostro regalo!
Sembra complicato ma il limoncello è la base per ogni apprendista distillatore che come me si diletta a fabbricare e a regalare.
Una prima variante è la crema di limoncello che si fa semplicemente sostituendo del latte all'acqua.. viene una cosa più leggera, ma si conserva di meno.
Una invenzione un po' diversa dal limoncello è il "mandarancello" (non so come si chiama il liquore di mandarino, anzi se qualcuno me lo sa dire..). Diversa mica tanto perchè basta sostituire ai limoni i mandarini (o le arance) sempre con lo stesso procedimento, e viene buonissimo, provare per credere!
Se poi volete il risparmio potete dimezzare le dosi e fare mezzo litro di alcool per i limoni e mezzo per i mandarini (riducendo di conseguenza il tutto). Poi se vi avanza un goccino di questo e un goccino di quello potete mescolare il tutto, tanto gli agrumi stanno bene assieme, e potete chiedere ai vostri amici cosa avete usato.
Allora agli alambicchi miei giovani distillatori!
"Voglio una vita spericolata..." cantava quello.
Oggi gli basterebbe avere poco più di 20 anni e sì che canterebbe qualcos'altro, che qui c'è tutto fuorchè tranquillità.
E con questo vorrei introdurre il tanto citato discorso sul precariato di cui tutti i "vecchietti" parlano, ma di cui solo noi, che ci siamo dentro, sentiamo. Dico questo perchè è qualche giorno che sono al freddo che lavoro da imbianchino, anzi, da pittore che fa molto più classe! Non mi lamento, sono sempre stato uno a cui lavorare è sempre piaciuto e che fa suo il detto "Impara l'Arte e mettila da parte"; certo però che un pò mi sento strano. Mi sento strano perchè c'è quella paura, nel fondo dell'anima, di non riuscire a fare quello per cui si è portati, per cui tanta fatica si è fatta a studiare, a fare sacrifici, la paura di diventare poco più di una macchina e di non poter esprimere delle idee, di far girare il cervello per tirare fuori soluzioni.
Lo so che quando ho scelto la strada del forestale ho virtualmente indossato un saio da frate cappuccino, più votato al volontariato che non al lavoro pagato; lo diceva il buon vecchio Pividori, docente di selvicoltura, che "l'unica differenza tra il forestale e una puttana è che il forestale fa la fattura"!
Ma cosa è il precariato? Solo la difficoltà a fare un lavoro continuativo con uno stipendio fisso? No amici, quella è solo una delle decine di facce di un problema molto più vasto e complesso. Il precariato per me è una immagine, sono io su un'auto carica di scatoloni con dentro tutta la mia vita (libri e appunti di 5 anni, vestiti, una lavatrice e tre pentole) con il motore acceso e la mancanza di una destinazione. Dove vado adesso, in che direzione, tutto il mondo è la mia strada e contemporaneamente sono in trappola. E domani? cosa faccio? e come faccio a prendermi cura dlle persone a cui voglio bene? e come faccio a prendermi cura di me? io voglio una famiglia, ma potro?
Ecco la mia immagine, ecco il mio precariato.
Tuttavia non posso che essere felice perchè c'è ancora un mondo davanti a me, un mondo piccolo da costruire dalle fondamente, quello della mia futura famiglia, e un mondo grande, quello vero, da scuotere e migliorare. E quindi dalleceneri del nessun futuro sorgono nuove sfide, nuovi obiettivi e quindi molteplici fronti, molteplici futuri!!
E allora coraggio, che sono convinto che tra alcuni anni e magari solo tra qualche mese ripenseremo a oggi e con un sorriso apprezzeremo di più dove siamo arrivati....
Qui i giovani studenti si danno da fare, e dopo 75 pagine di tesi scritte in poco più di una settimana e non siamo neanche a metà, inizio a pensare alla dedica.
Non mi piacciono le dediche del cavolo tipo "alla mia mamma e al mio papà" o ad altre persone, a loro posso dirlo a voce, voglio qualcosa che rimanga e che mi rappresenti e dal momento che ho un blog tutto mio voglio mettero su e vedere se piace o no.
E' una dedica che i forestali duri e puri, quelli con gli scarponi per intenderci, capiranno.
Da notarsi la libertà poetica di chiamare l'amico Castagno per nome, con la maiuscola. Essendo una tesi sul Castagno mi sembrava corretto (considerando che l'altra tesi aveva come dedica "Al Castagno, albero tanto generoso quanto sfortunato").
Per ora mi piace, ma ho fina a marzo per cambiarla. Si accettano suggerimenti!
La dedica è:
Ecco il primo vero post, è la prefazione del libro che ogni buon forestale dovrebbe leggere.... "L'uomo che piantava gli alberi" di Giono.
Io l'ho trovata illuminante e molto delicata e voglio che tutti possano apprezzarne il testo.. buona lettura e speriamo che porti bene!!
"UN MESSAGGIO D’AMORE PER L’ALBERO.
Scoprii la storia semplice e toccante dell’uomo che piantava gli alberi per puro caso,molti anni fa. A quell’epoca Jean Giono era uno scrittore poco noto in Italia e i messaggi d’amore per la natura, nella letteratura che andava per la maggiore, non erano troppo frequenti. Questa vicenda d’un pastore che, con molta fatica e nessun tornaconto personale, si dedicava tenacemente a piantar querce in una landa desolata avrebbe potuto apparire allora, tutt’al più, come una innocua stravaganza. Meritevole di suscitare, al massimo, un sorrisetto di compiacimento.
Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell’animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell’albero sul terreno circostante. E’ un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, è un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dove erano state incoscientemente annientate.
Perché l’albero rappresenta, fin dai tempi più antichi, il simbolo dell’espressione della vita ,dell’equilibrio e della saggezza. L’albero del paradiso terreste era la fonte della conoscenza, del bene e del male; spesso nell’antichità , colossali patriarchi arborei millenari furono venerati come sacri; e i tronchi dritti e giganteschi della foresta formarono le colonne dei primi templi, in cui l’uomo esprimeva la sua stupefatta religiosità di fronte alla grandezza della natura e del cosmo.
Ogni albero è la dimora segreta di mille creature appariscenti o sconosciute, sorprendenti o sfuggenti, in quella rete fittissima di rapporti che forma le fondamenta e la vitalità stessa dell’equilibrio ecologico.Ogni albero sprigiona colori inarrivabili, suoni indecifrabili e profumi sconosciuti in ogni ora del giorno e della notte e nelle varie stagioni. Ed anche dopo la morte, i rami caduti, i tronchi in disfacimento e i ceppi marcescenti offrono asilo e nutrimento alla più varia, ricca e preziosa comunità vivente. La natura rinasce senza fine, rinnovandosi continuamente ; sempre diversa , eppur sempre uguale a se stessa.
Ogni albero racchiude una storia, un mistero, una memoria del passato. E offre ispirazione e creatività a quanti sappiano guardarlo con occhio giovane, libero e aperto.
E il prodigio dell’albero si riflette nella stessa mente e nel cuore dell’uomo. “ Ogni giorno quell’albero mi dà pensieri di gioia” cantava un antico poeta cinese. Mentre uno dei santi padri della Chiesa ammoniva: “ troverai più nei boschi che nei libri”. Due messaggi forse lontani dalla nostra frenetica vita di tutti i giorni,ma su cui varrebbe la pena di riflettere un attimo. L’albero ha dato moltissimo all’umanità, nel corso della su lunga storia :forse è giunto il tempo di contraccambiarlo con affetto e generosità. Come fece nella sua pacifica vita l’indimenticabile Elzèard Bouffier, l’uomo che piantava gli alberi.
“ Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi” scriveva nel secolo scorso John Muir, pioniere americano della conservazione della natura. Ancora troppo pochi hanno invece il cuore, l’intelligenza e la dedizione necessaria per salvarli ,, custodirli e piantarli. Ma è ancora possibile un ritorno alla cultura , all’amore, alla fede dell’albero e della foresta: con la forza, la verità e l’ispirazione che solo la natura può dare."
Eccomi, arrivo!!
Anche io sul mondo web, anche io ad aprire spazi pieni di idee libere e in condivisione.
A chiunque legga grazie, a chiunque passi ben venurto, a chiunque buona fortuna!
STORIE DI ALBERI, FORESTE E FORESTALI